Radio Ombra

gif02Radio Ombra è un’entità radiofonica che accede al terzo varco insito fra le due visioni opposte del Giano bifronte.

Abbiamo archivi infiniti di reperti storici a cui attingere.

Ma non abbiamo capitali da investire nei negozi oppure agli indirizzi della tendenza futura. Nella commistione schizoide di esperienze interiori, dove la memoria passata si mescola senza tregua alla speranza, solo i più fortunati, i più navigati sanno di poter individuare lo spirito del tempo presente.

Ad ognuno il suo, senza suggerimenti pressanti ma giusto qualche paletto qua e là, tanto per non espatriare fuori dai confini dell’intelligenza o perlomeno restando nell’ambito del suo esercizio.

Radio Ombra non si dichiara tale nel goffo tentativo d’evocare governi nascosti o spettri subliminali in attesa di manifestazione, non vuole rimpasti rivoluzionari  della fenomenologia radiante, che si tratti delle onde herziane o di quelle luminose.

Il ribelle è lì, sospeso a mezzaria nei noir d’ogni epoca, vicino al concetto letterario espresso in “Peter Pan” dove si racconta dell’eterno adolescente che entra nella stanza di Wendy alla ricerca dell’ombra scollatasi dalle suole e volata via, via…

Nero come la pece, come la notte ma preferisco comunque e sempre nero come l’inchiostro che sporca la pagina con macchie precise, trame, racconti. Nero tipografico, nero su bianco e ormai non è importante che sia ancora carta o già il 2000.

Il gabbiano non vola di notte, eppure Jonathan si trovò sospeso a mezzaria  meditando ombroso…


Ombra70

Dunque, perché un nome così “ombroso”, per l’appunto?

Semplice, Radio Ombra è un’omaggio a quei prodi che nella decade del 1970 hanno tessuto trame antimonopolistiche nell’etere liberato. Rudimentali ripetitori, antenne fatte con stecche degli ombrelli e cancelli dei cortili, palizzate di tubi innocenti e conche in creta rivestite di stagnola. Battaglie a colpi di carta da bollo, la finanza, il fisco, la polizia, la società degli autori, il monopolio pubblicitario statale, tutti, tutti gli apparati furono scossi dal loro torpore del dopoguerra emittente di stato, ergo non di moto.

Sono decine i nomi da ricordare, la vita del sottoscritto è stata imprintata da  radiofonici eventi: LT1 Radio Pordenone nell’adolescenza,  Radio Fragola che osservo nel tempo presente altalenarsi inquietante.

Torno alle risposte, ai chiarimenti, ribadisco un concetto una volta per tutte: Radio Ombra è un’omaggio all’emittenza privata di fine secolo. Robe da “trapoleri e misiamerda” come si dice in triestino, rudi e diretti pur definendo mestieri antichi come l’uomo: abili faccendieri, geniali inventori, artisti dell’arrangiarsi, ma anche mentecatti e furbi. Insomma mio padre, origini poco più che contadine, gente di romagna con ben chiaro nel codice genetico un concetto espresso dal De André: “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior!”

Difficile da far capire nei luoghi dello statalismo democristiano di tradizione papalina, all’angolo del dopoguerra italiano. I romagnoli da cui son nato io erano faccia a faccia con quelli dello stato Pontificio. Si dice, da quelle parti, si veda chiaramente la differenza  fra chi ha subito lunghe dominazioni papali, più a sud della via emilia, e chi come i miei antenati proprio no. E’ genetico e si trasmette per lungo tempo. Amen.

Difficile da far capire anche nei luoghi dello statalismo centro-europeo, magari impreziosito dalla vivificante nota di responsabilità personale degli addetti, ma pur sempre  di  un “chiodo in testa” si tratta. Un chiodo fisso piantato dalla Imperial Casa Regnate (Cecco Beppe per gli amici) nel centro del cranio dei devoti sudditi. Viva l’A – alalà – ala…larga!

Tutt’altra mentalità quella  che mi è stata insegnata  con l’esempio più che per una volontà pedagogica da Antonio padre: solo lavorando si sbaglia, solo sbagliando si impara. Mescendo letame (misiando merda*, appunto) si concimano i pastini e si fertilizza persino l’aspro suolo di scogliera carsica.

E dal suolo contadino spunta un diavoletto** arcaico e sconosciuto che, se esageri a darci di zappa sotto il sole cocente dei mesi estivi, esce dalle crepe della terra arida e “dalla tua stessa ombra” ti prende di sorpresa alle spalle mazzolandoti la capoccia. Meritato riposo, per servirla, firmato Berlicche.

radiombra


* = Al riguardo del misiar merda: lo sapevate che fu un’alchimista, tale Brandt di Amburgo, a scoprire il fosforo “mescendo urine”?

Costui cercava di ottenere dal volgare liquido la pietra filosofale, sport abbastanza diffuse nella sua consorteria. I fosfati contenuti nelle urine, fatti scaldare fortemente con sabbia, si erano ridotti a fosforo. Brllava! Al buio!

Gli fù dato un nome greco (fòs, luce,  e fèro, portatore: portatore di luce, che è un’po’ quello che avviene nel nostro cervello quando assimiliamo la preziosa sostanza tramite il pesce o qualche  compressa farmaceutica.

** =Berlicche è altresì il tanto vituperato arcidiavolo che accetta e risponde alle domande del sottoposto Malacoda in un libello noioso, a tratti divertente per questioni di stile: vengono enunciati principi di morale cristiana “al contrario”,  sottraendo così un metodo tipicamente satanista di porsi al cospetto della cristianità ed utilizzandolo per finalità evangeliche.

Il Berlicche italico, invece, è romagnolo. Dà il cognome ai Berlucchi del vino, ai Verlicchi come me. Gente che andava in estasi lavorando sotto il sole per tante di quelle ore che han costruito la Romagna anti-papale, quella del Passator cortese alternativa da bel principio sia a Roma che a Venezia, sia a Firenze che ad Aquileia. Terra di cavalli imbizzarriti,  ombrosi, appunto….

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