Giubileo

Nell’anno 2000 ho resettato me stesso, non ho fatto nulla che sia utile ad un curriculum o ad un portfolio. Questo è il racconto del mio viaggio in Italia in treno, a piedi ed in autostop nell’anno 2000, di come sia stato a zonzo senza soldi mangiando a random, visitando i posti dove ero già stato e dove sono tornato da vagabondo. E’ il racconto dei segreti, dei misteri nascosti fra le pieghe della quotidianità del mondo che viviamo distrattamente, delle realtà parallele che si celano dietro lo scenario di consuetudini accettate passivamente. Un mondo in costante mutamento ma le cui leggi da osservare per viverlo dignitosamente sono immutabili.

E’ il racconto delle strade percorse a piedi e di quanto siano esse stesse racconti che possiamo ascoltare distrattamente seduti comodamente nell’abitacolo di una automobile o che vengono letti riga per riga, parola per parola quando percorrerle è una conquista faticosa guadagnata passo dopo passo, autostop dopo autostop, viaggiando senza biglietto in fuga dai controllori o prestando l’ascolto ai viaggiatori che accettano di raccoglierti.

E’ il racconto di un pellegrino che va a Roma nell’anno del Giubileo ma di come a Roma non abbia varcato la porta “santa” del Vaticano ma più banalmente quella del Forte Prenestino, centro sociale occupato, del sonno nelle stazioni con i barboni e della ricerca di un amico violinista nelle periferie della capitale. E’ il racconto dell’attraversamento di Napoli a piedi da parte a parte, della gente che gli chiedevi una sigaretta e si faceva lanciare un pacchetto per te dalla moglie in finestra e della gente che cantava per le strade, non dimenticherò mai Napoli perché la gente cantava per le strade.

E’ il racconto di una marcia in direzione di Carrara, valicando l’Appennino rasente le immense cave di marmo luminose ed immense, delle camminate infinite sul lungomare e fra le banchine del porto di Spezia alla ricerca di un imbarco e dell’allungo fra le montagne liguri, dai sentieri tortuosi e profumati, della ricerca di strade utili al centro della Sicilia per fare Piazza Armerina – Enna in skateboard.

E’ il viaggio fatto con un primo cellulare in tasca, il Nokia vecchia maniera. La sensazione di non essere solo quando invece i rischi c’erano, eccome se c’erano. E’ il racconto di un viaggio vissuto con un prodromo di “rete” addosso, in avanscoperta con una “corda doppia” ad assicurare il cuore a casa.

E’ il racconto della Faentina, la via del Passatore che parte da Firenze ed arriva a Faenza valicando l’Appennino Tosco-Emiliano, ed è la storia della incredibile telefonata di Emiliana Brero giunta esattamente quando, in un bosco del carrarese, stavo incontrando una famiglia di scoiattoli, di come quegli animaletti mi stessero avvertendo a modo loro che i bracconieri avevano innescato un incendio per far fuggire gli animali dalla riserva protetta per poterli poi cacciare. E’ il racconto di come disinnescai l’incendio e gli animali rimasero a casa loro.

E’ il racconto delle notti sulle spiagge di Metaponto, della bellezza di quel golfo fra Puglia e Calabria e del mistero di tutte quelle case costruite e mai finite, del pieno senso dato al nome della città di Potenza, misteriosa capitale celata fra i monti al centro del Mediterraneo, è il racconto di quei trenini che percorrevano le pianure da far-West nei dintorni di Foggia e di quando visitai mio padre a Candela. Ma lui non c’era però trovai il diario di una ragazza per strada che servì a prendere appunti mescolandoli con i suoi.

Ci sono più racconti in questo anno di peregrinazioni che in una vita di consuetudini, c’è stato più dolore e meraviglia in questo breve percorso di elaborazione del lutto dedicato in modo inconsulto alla scomparsa del nonno che in cento funerali. Ma resterà pursempre una misura intermedia dell’esperienza perché, come spiegava Hesse, “un viandante può diventare borghese ma un borghese non potrà mai diventare un viandante”.

Giubileo

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