ri-Tratti

(I ragionamenti che seguono, datati 2007, sono la sintesi e la premessa della successiva “rivoluzione selfie” in qualche modo preconizzata con anni di anticipo. La fatica del ritrattista “medio” che si prestava a ritrarre la vita quotidiana vincendo le diffidenze dei timidi e agendo psicologicamente sul soggetto per ottenere uno sguardo, una liberatoria. Cose del passato, il selfie e la sua divulgazione istantanea hanno tracciato un solco netto fra ritrattistica professionale e guazzi quotidiani.)

Ci vuole molto coraggio, o incoscienza, a farsi fotografare.

Lasciare che altri determinino chi o cosa può restare “per sempre” in un divenire indefinibile. E’ un discorso sul pregiudizio, sulla soggettività delle osservazioni, una banalità espressa con semplicità che dice di me, attraverso voi. Voi siete quelli che mi piacciono. Non busso alle porte dei potenti per creare un portfolio prestigioso.

Ritraggo, e mi lascio idealmente inquadrare/ritrarre dalle persone che mi piacciono, che hanno fatto parte e che tuttora fanno parte della mia vita anche se soltanto nella memoria. Persone incontrate per strade della provincia, non tanto casualmente se poi essere restati qui significa in qualche modo, inconsciamente, averle volute incontrare ancora nei secoli, riconoscere di alcuni rimandi ereditati ed incastonati nella genetica.

“Specchio riflesso per sempre”, “Chi lo dice sà di essere”, tutte frasi che da bambini rispedivano al mittente insulti e provocazioni, barricate innalzate dall’ego per autodifesa ed in attesa di una situazione diversa, non conflittuale. Ma se nell’ideale barriera energetica si aprisse un varco? Un riquadro deciso da te che inquadri me e definisce le proporzioni di me che sei disposto in quel momento ad accettare? La quantità di te che sei disposto a concedermi?

Allontanando ed avvicinando le mani dal tuo volto, dal mio volto, allargando o stringendo il campo di ripresa in un gioco di reciprocità senza soluzione di continuità si “scattano foto” assieme, uno dei due le stampa, l’altro le libera nell’esistenza. Entrambi hanno partecipato, è questo ciò che conta, è questo ciò in cui io credo.

(l’ultimo sono io ritratto da Elisa Vladilo, poco propenso ai tempi al farmi fotografare)
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